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Vittorio Scanferla

PER UNA STORIA DEL FOTOLIBRO IN ITALIA

Già nel 1844 Fox Talbot indicava nella moltiplicazione tecnica delle immagini fotografiche, come per il suo fotolibro/portfolio The pencil of nature, il segno della modernità della fotografia contrapposta all’irriproducibilità della sterile dagherrotipia.

I sistemi di riproduzione fotomeccanica che seguiranno, consentiranno di stampare ad inchiostro le immagini fotografiche insieme ai testi, in un concerto visivo, che ha rivoluzionato la cultura delle comunicazioni di massa del ‘900 e il nostro immaginario visivo ed emozionale.

Il mondo della tipografia, del montaggio e impaginazione di immagini e testi, è così diventato oggetto di saggi e studi, influenzando molti fotografi che considerano il fotolibro come approdo naturale e progetto consapevole del proprio lavoro, dove ogni pagina viene elaborata e costruita come elemento di un percorso di riflessione e di senso. Il fotolibro è quindi riconosciuto non come semplice accumulo di soggetti e frammenti, ma sempre più come racconto visivo, tra documentazione e flusso di coscienza: strumento di narrazione in un nuovo “esperanto visivo”, come sostiene Markus Schaden ideatore del Photobook Museum di Colonia.

Recentemente il fotolibro è stato analizzato e studiato come oggetto in sé e forma autonoma nel sistema delle arti visive. Un patrimonio culturale diventato argomento di analisi e studio; sistematizzato con numerose pubblicazioni da storici, critici e appassionati bibliofili come: Helmut Gernsheim, Andrew Roth, Horacio Fernandez e Manfred Heiting; fino all’appassionato bibliofilo Martin Parr, che, assieme allo storico Gerry Badger, ha realizzato i tre fortunati e autorevoli: “The Photobook. A History”. Tutto ciò ha fatto lievitare l’interesse storico, estetico e collezionistico per questo settore dell’editoria che coinvolge naturalmente la storia della fotografia italiana e i suoi legami e rapporti con la fotografia internazionale. Dal Fotodinamismo Futurista, primo approccio della fotografia alle avanguardie storiche del 900, al modernismo della grafica e dell’architettura italiana degli anni ’30 e i suoi contatti col Bauhaus e le successive implicazioni e compromissioni con i fotolibri di propaganda del regime fascista. Al secondo dopoguerra tra fotografi formalisti e realisti e le influenze con la Farm Security Administration e i rapporti con la Photo League, la Photographie Humaniste francese. Fino ai New Topographics, ai coniugi Becher e alla scuola di Dusseldorf e al loro rapporto con la scuola di paesaggio italiana costituita attorno a Luigi Ghirri e a Viaggio in Italia. Infine l’irruzione del digitale con il nuovo approccio al colore, al paesaggio e al reportage.

E’ tempo perciò, anche per la fotografia italiana, di conoscere e valorizzare questo patrimonio diffuso tra archivi, biblioteche pubbliche e private, fondi fotografici e librerie. Un materiale fragile, che attende di essere salvaguardato, catalogato e studiato nei contenuti estetici e storici in relazione ai contesti culturali, sociali, tecnologici e industriali per consentire un esame critico delle scelte stilistiche, dei modelli iconografici, delle impostazioni tipografiche ed editoriali, anche perché come sosteneva Ando Gilardi: il Bel Paese ha prodotto, durante tutto il‘900, “i migliori fotoincisori e tipografi del mondo ed ai più bassi salari”. Storia Sociale della Fotografia p.393.

Vittorio Scanferla

Biografia

Vittorio Scanferla è nato in Valtellina nel 1950. Collezionista di fotolibri e libraio, cura la rubrica di fotolibri storici per il mensile Il Fotografo e per la rivista di bibliofilia Charta. Vive a Milano