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GIANPAOLO ARENA

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 Ex Convento, Via Fiera Millenaria 64 - Gonzaga

“My Vietnam”

Il Vietnam è un luogo che è stato sottoposto a innumerevoli rappresentazioni, immaginato, reinventato, a volte tradito. Dal crocevia in cui sono confluiti cinema, letteratura e fotografia nei decenni si è formato un sostrato di conoscenza pregressa del paese, rendendo difficile liberare lo sguardo per poterne proporre una lettura differente. Vietnam vuol dire immaginare un posto da lontano, vuol dire Asia come massa geografica indistinta, l’altrove per eccellenza. Per anni quel nome ha persino rappresentato, a seguito dell’intervento militare americano, la messa in discussione dell’identità di un altro paese.

My Vietnam di Gianpaolo Arena si propone non come la cronaca di un paese ma come la descrizione per immagini dell’esperienza del viaggio, la documentazione del cambiamento del proprio modo di osservare. Molti sono gli strati di senso e di rappresentazione che si sovrappongono in questa ricerca: c’è il proprio sguardo sulle cose, c’è il confronto con ciò che non si conosce, diviso tra la reazione immediata che si ha ai luoghi e la memoria iconica che portiamo con noi nel viaggio, infine c’è il proprio stile fotografico.

Le immagini non fissano lo sguardo su qualcosa in particolare, per accogliere dentro l’inquadratura le strade, gli angoli, gli interni e i volti incontrati nel viaggio. Si ritrovano i grovigli di cavi elettrici agli incroci, la folla e gli scooter che riempiono le città, ma sono presenze distanti, mai guardati in quanto diversi, in una rappresentazione che suggerisce l’altro da sé e lo sconosciuto attraverso un linguaggio che cerca di far respirare le cose che fotografa.

Da decenni ormai la fotografia documentaria ha scoperto nella rappresentazione dell’ordinario una nuova possibilità di interrogare i luoghi e le storie che abitano una cittadina, una metropoli, un paese. Si tratta di uno stile che accomuna il lavoro di diversi artisti, e di cui alcuni tratti permeano anche My Vietnam: un certo uso del colore, una distanza di osservazione, il ritratto e il suo rapporto con l’ambiente.

Più di un autore ha parlato della necessità di uno sguardo democratico, di includere nelle immagini tutto ciò che siamo abituati a lasciar passare inosservato, per ripensare il concetto di evento fotografico. Spesso questo approccio è stato utilizzato per interrogare il mondo in cui il fotografo stesso abitava, per riscoprirlo e reinventarlo. My Vietnam ci racconta un luogo distante con l’apertura di sguardo con cui altri fotografi in passato hanno esplorato la geografia della loro vita quotidiana, suggerendoci in questo modo che l’altro da noi non è solo nei volti o nei gesti di popoli lontani, ma anche in uno sguardo diverso, come nel saper accettare di non poter comprendere tutto, e subito.

Testo a cura di Fabio Severo

Biografia

BIOGRAFIA

 

Architetto, curatore e fotografo, Gianpaolo Arena sviluppa progetti di ricerca su tematiche ambientali, documentarie e sociali. L’interesse per la rappresentazione architettonica ha orientato la sua attenzione verso la fotografia di architettura, il paesaggio urbano, l’uso della fotografia come indagine del territorio antropizzato, le relazioni sulle molteplici identità che appartengono e caratterizzano luoghi e persone. Una parte importante della sua ricerca fotografica si sviluppa sul paesaggio modificato nelle diverse realtà aziendali, nei siti industriali e nel mondo del lavoro.

Dal 2010 è editore del magazine di fotografia contemporanea internazionale “Landscape Stories” con cui coordina campagne fotografiche sul territorio, workshops (Massimo Siragusa, Bruno Ceschel-SP, BH, Raimond Wouda, Valerio Spada, Francesco Jodice, Simon Roberts, Vincenzo Castella, Tre Terzi, Andreas Weinand, Domingo Milella, Doug DuBois, Antonio Biasiucci, Hans-Christian Schink, Andrew Phelps, Fred Hüning, Mathieu Bernard-Reymond) progetti editoriali (Adolescence book, Gianluca Perrone “Balere”, Joël Tettamanti “Works 2001-2019”, Raimond Wouda, Céline Clanet, Jan Stradtmann “1 km”) ed espositivi (Photissima Festival Torino, 2012. Sifest 2014. 21er Haus, Vienna, 2014. Massimo Siragusa, Roma, 2015. Youth Codes, Karen Knorr & Olivier Richon e Andreas Weinand, Galleria Materia, Roma, 2016. Raimond Wouda, Céline Clanet, Jan Stradtmann “1 km”, Ca’ dei Ricchi, Treviso, 2017/PAC, Padiglione Arte Contemporanea, Milano, 2017).

Dal 2013 è curatore del progetto CALAMITA/À, una piattaforma di indagini e ricerche sui territori del Vajont, di cui è stato pubblicato il libro ‘The Walking Mountain’, 2016. Numerose le mostre collettive curate in Italia e all’estero (Sifest, Savignano sul Rubicone (FC), 2014. Alt. + 1000, Rossinière, Switzerland, 2015. Festival Circulations, Parigi, 2016. Galleria Materia, Roma, 2016). Il suo ultimo progetto “My Vietnam” è stato presentato al festival fotografico F4_un’idea di fotografia, Villa Brandolini, Pieve di Soligo, TV nel 2013, a Padova Fotografia Festival nel 2014, alla Galleria Anteprima d’Arte Contemporanea, Roma, nel 2014, al Fotografia Festival di Roma nel 2014 e al Bitume Photofest, Gallipoli, nel 2015. Nel 2013 ha partecipato alla X Biennale di Architettura di São Paulo, Brazil con lo studio Latitude Platform. Curatore di Undercover su Urbanautica.

Tra le recenti esperienze professionali nel 2017 è curatore dell’intervista e del testo introduttivo al libro di Carlos Casas ‘Vespers & Madrigals’ A+M BOOKSTORE per Cavallino-Treporti Fotografia/Villaggio Globale International. Nel 2016 è curatore artistico del progetto ‘1 km’, libro e mostra, in collaborazione con Altevie Technologies e i fotografi Raimond Wouda, Céline Clanet, Jan Stradtmann. Nel 2017 e nel 2016 è giurato al Photogrvphy Magazine Grant, nel 2015 al ‘Photobook Award’ a Melbourne e a ‘On Landscape Project’, Matèria a Roma. Dal 2014 è tra i giurati del premio Nascimben a Treviso. Nel 2016 è stato nominato tra i curatori del Padiglione Venezia per la Biennale di Architettura. Nel 2014 ha scritto la prefazione alla monografia di Joël Tettamanti “Past, Present and Future” per l’editore svizzero BENTELI Verlag! Nel 2015 è docente della residenza d’artista Bitume Photofest Serre Salentine organizzata da Positivo Diretto, e vincitore della 5° edizione del Premio Riccardo Prina con il progetto “Collapsing Stars”. Nel 2017 è vincitore ex aequo del concorso fotografico '150 ANNI DELLA FERROVIA DEL BRENNERO – CONNECTING PEOPLE'.