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ALAIN DELORME

ALAIN DELORME

Torre Civica, Piazza Castello - GONZAGA

La serie Totems di Alain Delorme ci immerge nel cuore della Cina contemporanea e nella sua complessità. Sotto il cielo blu di una Shangai estremamente colorata, gli uomini attraversano la città, trasportando improbabili cumuli di oggetti sovrapposti. Queste colonne precarie, costituite da cartoni o sedie, appaiono come nuovi totem di una società in completa trasformazione, che si presenta come fabbrica del mondo e, allo stesso tempo, come nuova El Dorado dell’economia di mercato.

Come fece Eugène Atget al volgere del XX secolo a Parigi, Alain Delorme sembra delineare il ritratto dei piccoli mestieri delle strade di Shangai. Di fronte al fascino della società cinese che solitamente attrae con le sue manie di grandezza, Alain Delorme sceglie di focalizzarsi sugli individui che corrono in giro per la città. Per quanto concerne la forma, l’autore si scosta dallo stile documentario e dalla sua neutralità forzata, e preferisce scegliere una certa frontalità. L’immagine è organizzata in strati verticali, come in una sezione archeologica. Dai marciapiedi agli edifici, i piani sono posizionati ad intervalli e permettono la coesistenza di temporalità urbane differenti: la vita quotidiana e il fugace ed incessante movimento dei passanti, nonché le grandi trasformazioni e i cantieri dei nuovi palazzi. Oltre all’equilibrio di queste composizioni, l’autore infrange le regole del genere documentario, giocando con il photo editing ed il colore per presentarci una sorta di “realtà aumentata”, portando alla luce i paradossi della città più dinamica della Cina.

In questi scatti sono presenti uomini accovacciati sulle bici o intenti a spingere un carrello porta pneumatici, dei fardelli, delle bottiglie... Sono tutti diversi, ma hanno un punto in comune: attraversano le immagini, così come percorrono la città, senza mai fermarsi. Questi migranti provenienti da tutta la Cina rappresentano il cuore della nuova “fabbrica del mondo”. Questa “popolazione fluttuante”, a cui viene chiesto di adempiere a tutte le incombenze, costituisce la forza-lavoro del miracolo cinese, ossia l’altra faccia del successo economico del Regno di Mezzo. L’autore ci mostra gli attori di una segregazione urbana, sociale ed economica. Le persone appaiono smarrite all’interno della soleggiata e sgargiante Shangai. Alain Delorme stravolge l’ordine di ciò che è visibile, sottolineando lo scarto tra il contrasto creato tra le forme della rappresentazione, dai colori quasi pubblicitari, e i soggetti ritratti nelle foto. Gli uomini diventano gli eroi di questo nuovo mondo e le loro forze sembrano decuplicate. Osservandoli mentre mantengono con destrezza il precario equilibrio dei loro fardelli bizzarri, li si crede capaci di qualsiasi impresa.

I loro carichi si slanciano pericolosamente verso il cielo e appaiono come strutture effimere dall’equilibrio instabile. Alla maniera dei nuovi Realisti, Alain Delorme svela una parte di realtà e le conferisce un significato solitamente inosservato. I cumuli di oggetti diventano sculture, vere e proprie opere d’arte. Seguendo il processo di feticizzazione, essi perdono il loro valore funzionale e ne acquistano uno simbolico. Questi oggetti, per natura riproducibili ed intercambiabili, sembrano acquisire uno status quasi sacro. Ma qual è il ruolo di questi prodotti “Made in” in qualità di totem? In realtà, è ambiguo, poiché essi schiacciano e, allo stesso tempo, evidenziano la presenza dei lavoratori nella grande città. Da una parte l’uomo è quasi ingoiato dagli oggetti, è il loro fervente servitore ed appare sottomesso alla moltiplicazione dello stesso oggetto. Così, i manufatti diventano gli idoli pagani della società dei consumi. D’altra parte, queste sculture temporanee sembrano capovolgere l’ordine stabilito, facendo sì che l’individuo si distingua dal gigantismo del mondo: identificandosi con queste altezze, l’uomo non è più intercambiabile, ma diventa un soggetto unico all’interno della moltitudine.

Nell’altezza vertiginosa dei mucchi di oggetti echeggia l’incessante espansione della città. Attualizzando la proposta di Becher, Alain Delorme sembra creare un parallelo tra i totem manufatti e gli edifici presenti sullo sfondo, i quali, a loro volta, sono diventati sculture contemporanee. Lo spazio urbano è permanentemente in costruzione ed in continuo sviluppo. I grattacieli invadono la città e si innalzano con sempre più imponenza e maestosità. La Cina tradizionale si mescola gradualmente con il superpotere industriale contemporaneo. La sfida non si disputa più solo tra gli abitanti della città, ma anche tra la città e il suo futuro.

Con uno sguardo umoristico e poetico, Alain Delorme ci cala nel cuore del nuovo “sogno cinese”. Essendo tutt’altro che un inno al materialismo, queste immagini, che mettono in scena la sovrabbondanza di oggetti, tendono all’assurdo e lasciano intravedere la complessità di un Paese che sta reinventando se stesso. Tra sogno e realtà, queste foto stravolgono la scala dei valori, rendendo indistinto il confine tra il visibile e l’invisibile.

Raphaële Bertho

MOSTRE PERSONALI

2015   Galerie Rutger Brandt, Amsterdam, Hollande.
2015   MAC Créteil, France.
2015   Base Tara Expeditions, Paris, France.
2014   Galerie Cédric Bacqueville, Lille, France.
2014   Galerie Le Lieu, Lorient, France.
2013   Galerie Taubert Contemporary, Berlin, Germany.
2013   Le Radar, Bayeux, France.
2012   Galerie Magda Danysz, Shanghai, Chine.
2012   Galerie Bacqueville, Lille, France.
2012   FTC Gallery, Berlin, Germany.
2011   Centre d'art Image/Imatge, Orthez, France.
2011   Salle Rekalde, Bilbao, Espagne.
2011   Galerie Brandt, Amsterdam, Hollande.
2011   Le Bon Marché / Rive Gauche, Paris, France.
2010   Galerie Magda Danysz, Paris, France.
2008   Galerie 360°, Tokyo, Japan.
2007   Galerie Cosmos , Paris, France.
2006   Centre d'art Image/Imatge, Orthez, France.
PREMI

2013   Nomination Prix Pictet "Consumption" (Totems)
2007   Prix Arcimboldo, Gens d'Image, Paris, France.
PUBBLICAZIONI

Beaux-Arts Magazine, Le Monde, Newsweek, The Independant, Books, Air France Magazine, Der Spiegel, Ouest France, European Photography, O Globo, GUP, Connaissance des Arts, Corriere Della Serra, Het Parool, Les inrockuptibles, The Sunday Telegraph, Zoom, De Telegraff, Photo, The Atlantic, Io Donna, Azart photo, Milk, Vogue, De Morgen, Causette, Marie-Claire, le Nouvel Observateur, Surface, Elle déco, The Observer.