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ORIENTE

 

La parola Oriente indica uno dei quattro punti cardinali, quello dove inizia il cammino apparente del sole sulla terra, utile per indicare la posizione relativa di un punto rispetto a un altro. La parola Oriente, per la cultura occidentale, ha anche le dimensioni, mutevoli e continuamente ridefinite, di un continente, quello asiatico, a cui è stato affidato il ruolo di contraltare al mondo occidentale. L’immaginario dell’Oriente, se è lecito parlarne in termini così generali, è a lungo rimasta un’invenzione dell’Occidente, una questione di sguardo che svela le storie dei rapporti fra i continenti.

 

Pur non cedendo all’idea di un confronto oppositivo tra le due culture che hanno, e hanno avuto, una storia comune, la storia dell’idea di Oriente è la storia di una lunga espressione del dominio, politico e culturale, occidentale. Dominio che ha prodotto uno specifico sistema di rappresentazione, attraverso il quale l’Oriente è entrato nella coscienza dell’Occidente. Ancora oggi nell’immaginario presente e globalizzato l’Oriente non è solo un continente lontano, ma una presenza vicina e diffusa anche se spesso fraintesa.

 

L’Oriente, che è stato per così a lungo solo sommariamente immaginato, è in un certo senso, ancora da conoscere o, per meglio dire, da ri-conoscere al di là di ogni rappresentazione precostituita e totalizzante.

 

L’edizione 2018 del festival di fotografia 10x10 è dedicata all’Oriente. Certamente è proprio la fotografia il medium ideale per tentare di schivare l’eurocentrismo, di cui è da sempre impregnato ogni sguardo che l’Occidente rivolge alle altre culture. La fotografia è infatti un medium accogliente, uno specchio del mondo che ci permette di trascrivere in immagine tutto il visibile. Immagine che è un analogo duplice, sia del reale, che si trova di fronte l’obiettivo, che dello sguardo che dirige la lente.

La fotografia accoglie, in un unico spazio finito, tutto il reale percepibile e le intenzioni invisibili dell’autore, ci mostra contemporaneamente una porzione di mondo ed il desiderio di scoperta dello stesso.

 

La fotografia, accogliendo l’apparenza del mondo, non ne risolve la conoscenza in immagine, piuttosto la abbozza e ne suggerisce i percorsi possibili. La cultura, in particolar modo quella visiva, è il luogo naturale del confronto, in cui si definiscono i rapporti fra mondi diversi, le reciprocità e si forgiano le rispettive identità. Infine, osservare ciò che lungamente si è stato pensato come diverso, altro non è che guardare se stessi nello specchio dell'altro.

 

Serena Marchionni