Home Silvano Bacciardi

Silvano Bacciardi

1:1 di Silvano Bacciardi

Restituire la realtà in scala reale.

Le dimensioni delle immagini riprodotte corrispondono esattamente agli oggetti fotografati, sono dunque in scala 1:1. Proprio per questo differiscono dalla fotografia convenzionale che, come sappiamo, si vanta di “documentare” la realtà, ma in piccole dimensioni.
Nessun tentativo di contestualizzare quella lastra di metallo traforato che divide il penitente dal sacerdote.
Una fotografia senza sfondamento prospettico, per dirla con termini in uso all'arte pittorica del passato.
L'elemento che caratterizza questa sorta di classificazione non è tanto la grata metallica in sé, quanto il suo essere un filtro tra l'ammissione del peccato e l'assoluzione della colpa.
Da questo punto di vista quell'oggetto si apre a una serie di considerazioni che vengono sottoposti alla personale interpretazione di chi guarda.
Per esempio: la traccia organica lasciata sul metallo genera una forma interpretabile come un segno del peccato. Oppure: il penitente che si affida alla religione lo fa in virtù di un tacito accordo con chi sta dall'altra parte della grata, che gli infonde il senso di colpa necessario alla costruzione di questo legame. Comunque la si guardi, si tratta sempre di una chiusura, di qualcosa che separa, un filtro che serve a depurare ciò che altri hanno deciso essere impuro.
Senza offrire un'indicazione precisa rispetto a questi temi, limitandosi a sollevare la questione, estendendola simbolicamente al presente, all'epoca in cui anche la chiesa si è riformata e da tempo consente la confessione faccia a faccia.
E` il tentativo di comprendere quale ragionamento sostengano gli uomini che si affidano alla chiesa; con la curiosità dell'antropologo, più che il senso critico del cronista, alimentando la riflessione invece di indirizzarla.
Tornando alla traccia organica depositata sulla grata del confessionale, che di fatto è il “punctum” del lavoro, questa restituisce il senso della frequentazione del luogo, di una pratica consolidata nei fedeli e permette quasi di visualizzare mentalmente le migliaia di persone che nel tempo hanno bisbigliato al prete i loro vizi.
La grata diviene così l'unico testimone della confessione, raccogliendo una traccia indelebile di quel passaggio umano che è il vero artefice della fotografia. Stiamo parlando di un'immagine che si forma a contatto, dunque di una “traccia”, così come nella riflessione teorica del Novecento è stato più volte sottolineato.
L'analogia che intercorre tra la forma generata e il linguaggio che la documenta rafforza il lavoro, lo rende coerente, efficace.
La macchia terrena si sovrappone quindi alla simbologia divina, la croce presente sopra la griglia viene infatti completamente alterata e in certi casi addirittura portata alla cancellazione.
L'uomo, è comunque il protagonista delle immagini; la sua presenza lascia un segno indelebile frutto del dialogo col supremo, ma forse prima ancora con se stesso.

Luca Panaro

 

SILVANO BACCIARDI

Nasce a Fermignano (PU) il 14 maggio 1961

Nel 1986 consegue il diploma di laurea presso ISIA di Urbino.

Dal 1986  al 1989  lavora come art director presso Armando Testa.

Dal 1989 è fotografo di scena del Rossini Opera Festival.

Nel 1990 fonda con Fulvia Amati lo studio Amati Bacciardi, dove lavora tuttora come fotografo e art director nel settore del design.

Dal 2002 al 2009 è stato docente di fotografia all’ISIA di Urbino.

Vive e lavora a Pesaro

Silvano@amatibacciardi.it

Mobile: 348 3703805

Via sant’egidio, 35 Novilara (PU)