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Nausicaa Giulia Bianchi

QUADERNO NERO

È pericoloso tornare nei luoghi della nostra infanzia serbando in cuore il desiderio di ritrovarli così come li abbiamo fissati nella nostra memoria. La Liguria che avevo davanti ai miei occhi non era quella che avevo lasciato: portava i segni della crisi economica, la faccia di una urbanizzazione sfrenata e speculativa del territorio, gli allarmi del rischio idrogeologico, l’abbandono dei paesini, degli anziani, delle tradizioni. Cercare un significato a quello che mi sembrava un paradiso in caduta era come cercare di trovare un significato nella forma delle nuvole: dovevo con pazienza osservare una metamorfosi.

Giulia Bianchi presenta una raccolta di fotografie scattate durante diverse visite alla Liguria svoltesi tra agosto 2010 e dicembre 2011, tra il primo ritorno a casa dopo un lungo periodo di separazione e la vista della semidistrutta città di Monterosso dopo l’alluvione. Le iniziali riflessioni ed emozioni tragiche, dalla crescente paura per i cambiamenti climatici all’accettazione che ogni cosa muore, non portano la fotografa a documentare e denunciare le ferite della sua regione, ma la spingono verso il bisogno di bellezza e riconciliazione con la terra. Quando il terreno crolla sotto i nostri piedi, come salvare l’umano in ogni individuo? A cosa ci ancoriamo per continuare a vivere e lottare?

Biografia

Lavoro a progetti documentaristici concettuale investigativi con la fotografia, il video e la scrittura.

I miei temi sono il femminismo e la spiritualità.

Le mie fotografie sono state pubblicate in The Guardian, L’Espresso, PDN, TIME, American Photo Magazine, Huffington Post, National Geographic e altri magazine e libri. Sono state esibite internazionalmente.

In passato, ho lavorato 10 anni come project manager in aziende di telecomunicazione e successivamente 6 anni come fotografo e foto/video freelance negli ambienti della documentaristica e dell’arte fotografica.

Nel 2013 ho iniziato un progetto intitolato “Hai dato alla Vergine un Cuore Nuovo” che esplora la vita e la fede di donne prete romano cattoliche scomunicate dal vaticano perche’ disobbediscono una legge canonica che dice che solo una persona di sesso maschile puo’ essere ordinata. All’inizio ero affascinata dalla loro disobbedienza alla religione della mia infanzia, ma poi ho capito che la storia aveva un significato universale profondo: in un periodo storico dove la religione e’ diventata un soggetto imbarazzante, e’ diventata spesso sinonimo di fanatismo o arretratezza, possiamo rinnovare noi stessi mantenendo un dialogo con le nostre tradizioni millenarie, e come possiamo farlo? “Se Dio e’ maschio, allora il maschio e’ Dio.” Come sarebbe una religione che fosse una vera cooperazione tra uomini e donne?

Vivo al momento tra Israle e l’Italia insegnando fotografia, facendo consulenze per piccoli editori di libri fotografici, editando i miei progetti in libri, facendo ritratti e studiando teologia.