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Ettore Moni

AN EMPTY VALLEY

Non lontano dai blasoni di Carrara nel cuore delle Alpi Apuane e dissimile dalle solite contraddizioni italiane, la storia di questa valle e’ capace d’imporsi con una forza tale da abbattere qualsiasi stereotipo legato al mondo del marmo, dei cavatori e di chi la vive. Fondendo immagine ed immaginario in un racconto, a volte amaro ma mai scontato, che offre un punto di vista alternativo, inedito o disarmante. Qui arrivano a stento i raggi del sole, figuriamoci le prime pagine delle riviste o i flash dei fotografi. Perché a Forno, non ci arrivi per caso; o perlomeno puoi arrivarci per caso, ma per caso non decidi di tornarci. Qui non esiste vuoto che non sia pieno. Pieno di storie di coraggio. Il coraggio di una valle abbandonata si, ma a chi la abita, con tutte le sue ferite, le contraddizioni e i limiti naturali. E se da un lato la natura, cosi’ dura, lascia a fatica spazio alle costruzioni dell’uomo; dall’altro permette che i cavatori stessi le arrivino direttamente al cuore, con tagli longitudinali che, in maniera apparentemente innaturale, assecondano, invece, la disposizione geologica dei filoni di marmo. Perché, qui, se c’e’ un’antagonista quella e’ la storia, sempre eccessivamente severa nell’impartire le sue lezioni: una rivoluzione industriale, di cui la valle ha subito gli effetti per lo più negativi, ed un eccidio, costato la morte di un centinaio di persone. E allora poco importa se a Forno arrivano a stento i raggi del sole, perché io ci sono arrivato. E ci sono tornato. Perché, in fondo, a Forno non e’, poi, cosi’ impossibile pensare di poter guardare il mare dalle ‘Dolomiti’ o immaginare di camminare sull’austero terreno lunare. Non e’ cosi’ assurdo incontrare un pastore che scrive poesie o un cavatore laureato. E non e’ nemmeno cosi’ tanto improbabile incrociare un cacciatore che preferisce usare le gambe per fare trekking, piuttosto che il fucile per uccidere o uno scultore che della solitudine ha fatto un’opportunità.

Biografia

Ettore Moni è nato e cresciuto a Parma. Dopo il diploma all’Istituto d’Arte della sua città si dedica, completamente da autodidatta, alla fotografia ed intraprende così un percorso formativo di acquisizione professionale, ma soprattutto personale, dal forte carattere identitario, autodeterministico ed introspettivo.

Ha collaborato e pubblicato con numerose testate nazionali ed internazionali come “Io donna”, “Domus”, “Noborders Magazine”, “Lens Cratch”, “Rum Magazine”, Formagramma”, “GBlog Gessato”, “Intern Magazine” ,”Artwort”,e “Jesus Magazine”.

Tra i suoi progetti “Alps (2013)”, “Case sospese (2014)”, “An Empty Valley (2015)” e il più recente “After Earthquake (2016)”.

Amante dei libri che colleziona da più di un decennio, vive nella campagna parmense o dovunque lo portino le sue fotografie.

“Uso il grande formato (4×5) perché le tempistiche dilatate di esecuzione mi permettono un approccio più riflessivo ed empatico. La mia, ancor prima che fotografia d’indagine, è moto interiore che si svela in tutta la sua pragmatica necessarietá solo attraverso lo scatto”.